Prime Margheritine

Le prime Margheritine, non essendo ancora costituite in una vera e propria Famiglia Religiosa, vengono definite dal Parroco di S. Maria in Cosmedin, come “Alcantarine della riforma” a causa della presenza delle Suore Alcantarine nell’Ospizio, fondate nel 1869 dal canonico Vincenzo Gargiulo. In realtà si tratta delle ragazze di Padre Simpliciano.

Dai registri dei defunti, conservati nell’archivio di S. Maria in Cosmedin, si rilevano alcuni dei nomi di queste giovani:
Suor Pacifica della Passione (Filomena Tartaglia), morta a 37 anni il 21 aprile 1884, quindi prima della vestizione del 21 febbraio 1886.
Suor Candida della Concezione (Veronica Baldassarini), morta a 21 anni il 22 settembre 1884, parimenti prima del 1886.
Suor Margherita dei Sette Dolori (Zita Androni), morta per tisi il 20 giugno 1885.
Di particolare memoria, poi,  sono degne:
Suor Pelagia e Suor Maria Annunziata; a queste due sorelle si dedicano i due paragrafi successivi.
Ma queste non furono le uniche; furono, però, le colonne ancora prima che le Margheritine  venissero riconosciute ufficialmente.
Suor Maria Angela del Bambino Gesù, a soli 19 anni fu scelta come Maestra delle Novizie a Capua, a 24 anni era Superiora di quella casa destinata ad essere la nuova culla della fondazione.
La giovane prostituta svizzera che abiura al protestantesimo e nel 1888 viene ricevuta dal Servo di Dio, morendo pochi mesi dopo ed emettendo i voti sul letto di morte.
Un’altra prostituta straniera muore nell’infermeria, offrendo la sua sofferenza per le sue sorelle dell’Ospizio e in sconto dei suoi peccati.
Di questi fatti edificanti se ne possono raccontare a decine, e costituiscono il lievito che ha fermentato la massa; quindi fanno pienamente  parte della storia della nostra Famiglia Religiosa. Tralasciare questi episodi delle origini significa lasciarsi distrarre dagli elementi giuridici che, poi, saranno alla base di un Istituto riconosciuto e adulto, ma senza radici storiche e contenuti spirituali.

Suor Pelagia
esempio della bontà della natura umana


Fra queste giovani religiose che vestirono l’abito religioso in punto di morte, ancora prima della vestizione solenne del 21 febbraio 1886, si distinguono Suor Pelagia e Suor Maria Annunziata della Passione. Di loro si sa qualcosa di più, specie sulla seconda. Furono due figure di eccezionale virtù, tanto da essere ricordate così bene e con accenti particolari. Della prima parla in particolare il prof. Sestini, ponendola come esempio della bontà della natura umana, specie femminile, che, toccata dalla grazia, è capace non solo di conversione, ma anche di vera santità: “Le donne specialmente hanno l’anima mistica come prima. Ma chiunque glielo può perdonare; se hanno il pensiero al di là della terra, la mano è a curare i fanciulli, i vecchi, gli infermi, a sostenere le miserie e le degradazioni di quaggiù! Più furon peccatrici e portan nel bene l’ardore di una vita di espiazione. Molto più dunque in un Istituto di convertite. Le donne, anche venute dal volgo, anche dal vizio, portan seco sempre o ripiglian preso la nobiltà del sentire, del sacrificarsi, del consacrarsi. Niun concetto grande e poetico è difficile per loro purché sia pio. Per esempio Suor Pelagia delle Margheritine: era una povera giovine del popolo, che aveva fatto purtroppo i suoi peccati. Ma quella voce segreta che aveva chiamata la vera Pelagia, commossa dalle prediche di un Vescovo apostolo, là in quel Tempio d’Antiochia, chiamò anche questa, tanto che la condusse a salvamento; la sua salvezza fu l’Istituto di S. Margherita. E perché poi ella amò tanto il suo Salvatore, le fu perdonato molto”. Con la compagna Suor Maria Annunziata, la giovane Suor Pelagia aveva un solo scopo: “consacrarsi a un Istituto di Riabilitazione che aveva già riabilitato loro stesse, fu la missione che intesero, intrapresero e compirono queste due Margheritine e le altre come loro, mentre pochi anni avanti erano esseri perduti. E nell’Istituto rammentano tuttora quelle due care sorelle, morte tanto presto come muoiono presto le creature angeliche. Non cessarono di lavorare nella casa, di assistere e guidare con coraggio le ricoverate, come è la regola delle Margheritine, anche quando il male  aveva cominciato a consumarle; ci volle l’ubbidienza per farle entrar nell’infermeria. Quella stanza ariosa era l’ultimo canto della loro conversione e della loro penitenza”.

Suor Maria Annunziata della Passione
La prima ad osservare la Regola,
l’ultima a pensare a sé,
desiderosa sempre di far del bene per riparare al suo male.


Tra le ricoverate che ogni giorno sogliono entrare nell’Ospizio di S. Margherita, se ne presentò una il dì 8 luglio 1881, la quale, all’esempio di altre compagne che, corrispondendo alla grazia, davano odore di religiose virtù, ripetendo a se stesse le parole di S. Agostino: “Se queste e quelle, perché non anch’io?”, con volontà risoluta volle mettersi nel buon sentiero dell’Osservanza della Santa Legge di Dio, nonché ancora dei precetti e consigli evangelici.

Si ammise tra le Penitenti di S. Margherita da Cortona lo stesso giorno che entrò in detto Ospizio; e, nel presentarsi alla Maestra, le consegnò la roba che aveva portata con sé, chiedendole che per carità le desse una sola camicia e bramava che questa fosse di ruvido canovaccio. Esatta nell’osservanza della Regola, non ne trasgrediva neppure una virgola; ubbidiente sino all’infima sua consorella, umile, caritatevole con tutte, modesta, laboriosa e silenziosa: si rese esempio di virtù a tutta la comunità.

Mai dal suo labbro uscì parola o poco onesta ovvero oziosa. Ella aveva fatto un patto con la sua lingua di non parlare mai inutilmente, e ciò mantenne fino alla morte. Ma chi lascia le creature, trova il creatore, il quale, nel silenzio della solitudine, parla al cuore: “La condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore” (Os. 2,16). La si vedeva sempre con la mente assorta in Dio Benedetto e, se rare volte la si vedeva parlare, i suoi discorsi erano sempre di cose concernenti la perfezione.

Oh! Quanto è grande la sapienza di Dio! Chi l’avesse udita parlare avrebbe creduto che costei si fosse data alla perfezione dalla fanciullezza, mentre era del volgo, e pochi mesi erano passati dalla sua conversione.

Dal suo spirito fervoroso di orazione ne nacque un amore grandissimo per la penitenza. Oltre le penitenze e mortificazioni che la Regola ingiunge, altre ne esercitava particolari. Non solo si cibava pochissimo, ma quanto mangiava era da lei frammischiato con l’acqua, perfino il caffè della mattina, ed altre volte si vedeva che mangiava delle erbe selvatiche del giardino, senza far conto delle mortificazioni che la sua umiltà nascondeva e non si sono conosciute. Spesse volte, passava le intere notti a pregare con la fronte sul suolo; per non essere veduta, poche ore prima della sveglia, si metteva a dormire sul duro pagliericcio, reso da lei più duro con i sassi e la legna che vi metteva e, dato il segno di alzarsi, era sempre la prima.

Ella manifestò ad una sua sorella che la notte quando provava a mettersi a letto, era costretta ad alzarsi, poiché avanti a sé aveva di continuo Gesù Crocifisso che sembrava la rimproverasse; era continuo il suo piangere e domandare perdono dei propri peccati e chiedergli che le avesse fatto conoscere lo stato dell’anima sua;  per l’incessante pregare che fece ottenne che Gesù l’assicurasse di averla perdonata, non solo, ma liberata anche dalle pene del Purgatorio. Da questo tempo in poi la si vide col volto sempre lieto e cessò dal continuo piangere; una volta fu veduta oltremodo allegra e giuliva, per cui, non potendo più contenere la gioia, cadde svenuta. Si suppone che fosse lo stesso giorno nel quale il benignissimo Gesù le disse di averla perdonata. La stessa sua sorella la pregò che per lei rivolgesse una preghiera al Signore, perché anch’ella bramava conoscere il suo stato e, dopo aver pregato, le diede in risposta queste parole: “Il Signore mi ha fatto conoscere che Egli non è parziale con nessuna e ciò che ha fatto a me è pronto a farlo a tutti”. Mio Dio! Chi si dà a Te senza riserva e con volontà di servirti fedelmente, come subito la tua grazia opera un totale cambiamento …!

Dimentica affatto dei consanguinei e di quanto possedeva, ella non li ricercò mai e, se era chiamata al parlatorio, che fu poche volte, lo faceva solo per l’ubbidienza, memore delle parole di Gesù Cristo nel S. Vangelo: “Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto ed avrà in eredità la vita eterna” (Mt. 19,20).

Quantunque breve fosse stato il tempo che ella aveva trascorso e nel servizio di Dio e nella pratica delle religiose virtù, a lei si possono applicare le seguenti parole: “ in breve tempo, fece molte cose”. Sicché piacque al buon Dio questo bel fiore e lo colse.

Ella si ammalò della malattia dei predestinati (tubercolosi) e per molto tempo soffrì la febbre e il dolore di testa  senza dir nulla ad alcuno. Finalmente se ne accorse la Maestra e la mandò nell’infermeria, ove aggravatasi la malattia, nonostante tutti i rimedi che le si applicarono, il male si rese incurabile. Pertanto, il Rev.do P. Direttore credette opportuno ammetterla alla Vestizione  e Professione del Terz’Ordine di S. Francesco secondo le Costituzioni dell’Istituto delle Margheritine Penitenti. Quindi, il dì 30 marzo 1884, Domenica di Passione, il Rev.mo Padre Simpliciano della Natività dei Minori Alcantarini della Provincia di Napoli, Direttore e Fondatore di detto Istituto dopo averle somministrato il S. Viatico e l’Estrema Unzione, la ricevette alla Pia Istituzione del Sacro Abito delle Penitenti di S. Margherita, chiamandola col nome di Suor Maria Annunziata della Passione e le fece fare la Professione dei Voti.

In tutto il tempo della malattia, mai uscì dal suo labbro una parola di lamento, e a chi le domandava se soffriva, rispondeva di non soffrire nulla. Se alcuna le diceva di offrire i suoi patimenti al Signore, rispondeva di aver vergogna ad offrire a Gesù tanto poco, mentre se l’avesse fatta stare in tale stato fino al Giorno del Giudizio sarebbe stato poco per i suoi peccati. Essendo prossima  a morire le fu domandato più volte se bramava andare in Paradiso, rispose di no, perché desiderava di più patire.

Oh! Anima bella, prega che anche alle tue sorelle sia concesso un tale spirito. Finalmente, il giorno 15 luglio dello stesso anno 1884, alle ore 8.00 pomeridiane, il Rev.do Direttore, accorgendosi che era prossima a finire, la munì di nuovo dei conforti della Religione. Le Suore l’assistevano continuamente; il P. Direttore veniva di tanto in tanto per confortarla, raccomandandole l’anima; durò in tale stato fino al giorno 19 dello stesso mese. L’Anima sua benedetta spirò in detto giorno, mezz’ora dopo la mezzanotte, quando incominciava il sabato, giorno in cui ella aveva desiderato di morire.

L’ultima parola che il suo labbro proferì: “mio Gesù” ed immediatamente spirò. Ella è morta nel bacio del Signore; la sua morte fu quella dei giusti. Certamente, lo Sposo dell’anima sua, le dovette venire incontro, mostrandole la Corona  che le aveva preparata, come nel Cantico dei Cantici all’anima fedele: “Vieni dal Libano, o mia Sposa, vieni ti coronerò” (cfr. Ct. 4,8).

La mattina le fu cantata nell’Oratorio dell’Ospizio la Messa di requiem e, nelle ore pomeridiane, accompagnata dai Frati Minori Osservanti di S. Bartolomeo all’Isola, dalle ragazze dell’Ospizio, dalle Margheritine e da quattro Suore Alcantarine, il cadavere fu trasportato alla Parrocchia di S. Maria in Cosmedin, benedetto dal Vice Parroco.

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